Chiude il Meeting, continua la sua storia

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l titolo dell’ultimo incontro di quest’anno: «40 anni di Meeting. In occasione dell’uscita del libro di Salvatore Abbruzzese» ha offerto l’opportunità di interrogarsi sulla longevità della manifestazione e proporre un momento di riflessione con lo sguardo rivolto al futuro. Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, ha introdotto e moderato il dibattito tra Salvatore Abbruzzese, docente di Sociologia della Religione all’Università degli Studi di Trento, e Antonio Polito, vice direttore de Il Corriere della Sera e scrittore.

Come è stata possibile una storia lunga quarant’anni e ancora in crescita, in un panorama nazionale che ha visto il progressivo dissolversi dei suoi principali attori? «La parola “meeting” vuol dire incontro e la parola incontro sta al cuore del successo del Meeting. Incontro non vuol dire dialogo, che sarebbe già tanto, ma qualcosa di più, non un confronto tra idee e posizioni diverse, ma tra persone e storie diverse. Ciò che veramente unifica le persone che vengono al Meeting è che tutte credono nell’esistenza della verità, non tanto gli esiti di questa ricerca» ha risposto Polito, che ha rilanciato con una domanda ad Abbruzzese: «Che dimostrazione ha dato il Meeting alla possibilità di agire del senso religioso nella storia?». «Il Meeting è nato come denuncia dell’assenza di senso. Quando l’essenziale tendeva ad essere dichiarato come non esistente, qui era ed è ben presente l’interrogativo sul senso dell’esistenza. Non è antimoderno ma denuncia la pretesa della modernità di aver risolto il problema del senso: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice” è una frase emblematica» ha commentato Abbruzzese, riprendendo il titolo di una precedente edizione. Ma perché proprio a Rimini? Abbruzzese ha proseguito: «L’estate è il luogo della totale libertà dagli impegni: competere in pienezza di vita con tutto quello che c’è qui è forse uno dei motivi della scelta. Questa non è l’anti-Rimini ma una proposta che lancia un’alternativa. Tutto questo è testimoniato dai volontari, gente che fa fatica e affronta dei costi, eppure vuole ritornare l’anno dopo. Guardate fino in fondo quella feritoia: i volontari sono lo specchio che apre la porta sull’infinito».

Emilia Guarnieri ha chiuso i lavori ritessendo le fila della lunga storia della manifestazione al presente e al futuro che già dal prossimo anno rilancia l’appuntamento: «Abbruzzese e Polito ci hanno regalato un approfondimento, leggere il libro è stata la documentazione di una sintonia tra il vissuto e il ritrovato. Che cosa può essere il Meeting nei prossimi dieci anni? Non lo so, anche perché alla mia esperienza di questi ultimi quarant’anni appartiene un’assoluta incapacità di programmare. Il Meeting si è costruito e sta continuando a farlo rispondendo a quello che succede. Ma perché sappiamo che quello che siamo può reggere (e non vincere, che è diverso) di fronte a tutte le contraddizioni? Perché l’esperienza che i volontari vivono, la gratuità, il dare sé per l’ideale è una porta aperta per l’infinito. Il titolo dell’edizione 2020 sarà “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime”, non vogliamo restare sordi al sublime, vogliamo che la porta sull’infinito continui a restare aperta».

Il Meeting dello sguardo è stato anche un Meeting dai numeri in crescita. I 179 incontri con 625 relatori, i 25 spettacoli, le 20 mostre, le 35 manifestazioni sportive ospitati in un’area di 130mila metri quadrati hanno attirato un numero di presenze superiore alla già buona performance del 2018, com’è stato percepibile da chiunque in questi giorni abbia attraversato i corridoi della Fiera, per tacere dell’indotto sull’economia locale calcolato dall’Osservatorio sul turismo regionale in 23 milioni di euro. Molto positiva anche l'esperienza nello spazio Cdo for innovation, che continueremo a raccontare sul sito e sui canali nella nostra associazione anche nel prossimo periodo.