Non profit, no profit o terzo settore?

Riccardo Bonacina, fondatore del mensile "VITA" spiega la corretta definizione del termine

Non profit o no profit? Non profit: proviamo a fare un po' di chiarezza sulla grafìa e sul suo significato. Profit, termine latino, forma contratta della terza persona singolare (modo indicativo, tempo presente), del verbo proficere che significa avvantaggiare. La parola confluì nel vocabolario anglosassone, tra il Cinquecento e il Seicento, ad opera di alcuni monaci. Non profit, termine d'origine americana più che anglosassone, sta per non profit organizations, e indica quegli enti che operano senza avere per fine primario il conseguimento del profitto (il termine scientificamente più usato è, infatti, Not for Profit). Il che non vuol dire che non possano conseguire dei profitti, ma semplicemente che questi debbano essere reinvestiti nel perseguimento del fine primario di queste organizzazioni. Riassumendo: giusto scrivere non profit, sbagliato no profit.
E il Terzo settore, perché è definito come settore terzo? Con quest'espressione, usata spesso come sinonimo di non profit, si indica l'insieme dei soggetti che operano secondo logiche e meccanismi che non appartengono né allo Stato né al mercato. Definizione considerata da alcuni inadeguata perché è una definizione per negazione. Costoro preferiscono parlare di "economia civile".

L’avanzo di gestione nelle realtà non profit non può essere distribuito né direttamente né indirettamente ed è questo un modo per ribadire lo scopo principale delle organizzazioni non profit laddove si realizzano scopi ideali e non finalità lucrative - specularmente non è altro che l'obbligo di devoluzione permanente del patrimonio dell'associazione per gli scopi istituzionali di quest'ultima. L'assenza delle finalità lucrative negli enti non profit è una delle caratteristiche giuridicamente rilevanti, rimarcata dalle norme che vietano la distribuzione degli utili, anche indirettamente, e che, quindi, vincolano la destinazione alle attività istituzionali dell'organizzazione.

L’avanzo di gestione non può essere distribuita tra i soci o tra gli altri membri del direttivo, ma può essere reinvestito in:

A) nuovi progetti dell’associazione;

B) portato nuovo ovvero destinato alle attività future dell’associazione.